19 aprile 2026


Visto che stiamo per chiudere la preview una piccola anticipazione del booklet di fenice sui due brani già pibblicati


Mancano ormai pochi giorni alla chiusura definitiva dell'accesso alla preview del nostro lavoro. Abbiamo deciso di condividere con chi ci ha seguito fin qui un estratto di quello che troverete all'interno del progetto finale: le riflessioni e la genesi dei primi due brani, Fenice e Gate of Solitude

Fenice e il suo tempo

Fenice è il primo brano nato ed è anche quello che è servito per mettere a punto il mio udito, è nato dall’entusiasmo di “potercela fare” ma ha anche messo a dura prova il mio modo di sentire e credo anche la pazienza dei miei amici, è un brano vivace che secondo me rispecchia molto il concetto di rinascita a livello musicale, ci abbiamo lavorato molto non tanto perché complesso anche se lo è in parte, ma soprattutto perché ha messo me in crisi, la mia percezione del suono e quindi sono serviti tempo e nuovi mappaggi per arrivare a un livello di ascolto discreto. La pazienza dei Ross è stata determinante in questa fase ma non mi aspettavo niente di meno, siamo prima di tutto amici e loro ben comprendono le mie difficoltà. Così una prova per volta ho addestrato il mio cervello a scandire e comprendere i dati che il processore mi inviava, c’è voluto tempo, molto, e non è stato facile, nel frattempo con il miglioramento mi rendevo anche conto che le registrazioni standard non mi soddisfacevano, mi sembrava mancasse qualcosa e non capivo cosa, eppure erano buone, il pezzo filava, ma qualcosa mancava, mentre il primo anno volgeva al termine……. Siamo rinati dalle ceneri non c’è dubbio e fenice rappresenta benissimo questa rinascita ha delle atmosfere dedicate a questo concetto e un suono anche volutamente sporco analogicamente se vogliamo.

Gate of solitude

E questo è il secondo brano partorito, è la consapevolezza di quanto la sordità sia accompagnata dalla solitudine e dalla disperazione, perdi il contatto con il mondo, con la famiglia e con gli amici, non hai possibilità di comprendere e vivi in un mondo di silenzio perenne, un silenzio tanto profondo da non consentirti di avere nemmeno la percezione di te stesso, ho vissuto questo handicap in modo molto devastante. Prima quando ero un normo udente non mi sono mai posto la domanda di cosa si prova a non sentire nemmeno sé stessi poi ho capito. Ho capito cosa avevo perso ed è stata la cosa che mi ha traumatizzato di più, certo fuori sono un combattente nato, non mi sono mai arreso e ho fatto di tutto per riappropriarmi del mio udito almeno in parte, ma dentro…. Morivo giorno per giorno, questo pezzo è la mia disperazione che la chitarra di Dave ha saputo interpretare a mio modo di vedere in maniera magistrale, è disperata, è dolorosa, è urlante e nuda nella sua fragilità ingombrante, mentre la batteria scandisce il tempo che scorre e i sinth eseguono un tappeto che sostiene una tristezza immensa e una solitudine senza fine.